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La parola “corpo” racchiude in sé molteplici significati e viene spesso utilizzata come metafora di qualcosa che comunque indica una «qualsiasi porzione limitata di materia» (Treccani). Indipendentemente dall’uso che si fa di tale lemma, si fa pur sempre riferimento a una sostanza dotata di compattezza e struttura.

Spesso la critica letteraria utilizza “corpo” per fare riferimento al testo in virtù, come ricordava Mario Lavagetto, di qualcosa che c’è («il testo è qualcosa che “c’è”»); esso è un «dato» che assume una sua corporeità e una sua materialità intorno alle quali «si organizza ogni possibile universo della lettura». Dietro tale idea però si cela un concetto di compattezza e di indivisibilità che non permette di cogliere a pieno tutta una serie di complessità che invece un testo (letterario e non) presenta. Ci sono, di fatti, strati nella compattezza di un testo che presentano una loro materialità e che per questo hanno una loro consistenza. Ogni corpo testuale ha una sua plurima stratificazione e quindi si presenta sì compatto, ma altresì diversificato. Da qui l’idea di corpi testuali plurali, di testi che pur nella loro consistenza presentano una pluralità di forme e di modi comunicativi che si ibridano. Il caso delle «storie a vista» (Carrara 2020) come i fototesti, o anche dei graphic novel, rappresenta una delle diverse possibilità espressive non solo dei nostri giorni.  

Se, quindi, la rivista invita a una riflessione sulle forme sempre più stratificate e complesse del testo, dall’altro inevitabilmente apre a scambi più mirati sulla dimensione materiale e sensibile dell’umano e alle sue implicazioni socio-relazionali e culturali. In questa particolare prospettiva, intende puntare l’attenzione sulle questioni non solo legate all’identità e all’alterità, ma anche al complesso gioco di «perceptions» e «self-perceptions» (Williams 2017). Luogo di confronto tra competenze e approcci diversi, «Corpi plurali» intende quindi avvalersi delle metodologie proprie delle diverse aree del sapere umanistico, promuovendo valori irrinunciabili come l’uguaglianza e l’inclusività.

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